mercoledì, 05 settembre 2007

Quando il mio amico Paolo, a conclusione di un incontro di lavoro con il gruppo di e-labora mi disse che quello che gli avevo appena fatto vedere gli ricordava molto un libro che aveva letto qualche anno prima in Brasile, “Gli alberi di conoscenze – Educazione e gestione dinamica delle competenze” di Michel Authier e Pierre Lévy, presi diligentemente nota dei riferimenti bibliografici ma, in cuor mio, pensai che sicuramente si trattava di un fraintendimento.

Per me “organizzazione ad albero” era sinonimo di uno tra i più stupidi sistemi di archiviazione di file, quello dei primi PC IBM degli anni ’80 con il sistema operativo MS DOS per intenderci… (motivo per cui, allora, la scelta di un Mac come primo personal computer della cooperativa che proprio in quegli anni (1985) andavo a costituire con degli amici, fu una scelta molto facile).

 

Il foglietto con questo appunto bibliografico girò per casa per almeno un anno, ma l’idea che questo libro potesse in qualche modo aver a che fare con l’argomento dell’incontro, “Coopergame”, un videogioco per l’educazione all’imprenditorialità cooperativa, che avevo realizzato con l’area multimediale della cooperativa, mi incuriosiva al punto che alla fine lo acquistai, esattamente il 22 aprile del 2004 (ho l’abitudine di scivere la data di acquisto sui libri, a matita).

 

Da qui a leggerlo, il libro, ne passò un altro, di anno; ma appena iniziata la prima pagina lo lessi tutto d’un fiato, approfittando anche del fatto che ero in vacanza in montagna e che, oltre alla maggiore disponibilità di tempo, restare in campeggio a leggere era un ottimo alibi per evitare qualche faticosa camminata per le dolomiti.

 

Appena terminata la lettura, e rientrato al lavoro, cominciai subito a parlarne con amici e colleghi e, soprattutto, iniziai a cercare qualcuno che mi potesse raccontare circa l’applicazione pratica di quella che, ai  miei occhi, appariva come una splendida utopia: la gestione democratica della conoscenza.

Avevo capito infine che l’albero della conoscenza non era nemmeno parente di quel percorso logico che ancora oggi mi fa incazzare ogni volta che mi trovo costretto ad acquistare un biglietto automatico per il treno (del tipo: scegli una lingua, vuoi partire oggi o domani, in che fascia oraria, dove vuoi andare, che sconto hai, quale tariffa, paghi in contanti o carta di credito, finestrino o corridoio….. “posto non disponibile”: scegli una lingua, vuoi partire oggi o domani….. naturalmente con il treno pronto in partenza la binario ed una coda chilometrica allo sportello).

L’albero, o meglio gli alberi di conoscenze avevano a che fare piuttosto con quello ben più famoso di albero, quello del paradiso terrestre, per intenderci.

 

Incontrare poi a Parigi Michel Authier e Chantal Lebrun, che con Michel collabora da anni alla diffusione e allo sviluppo di questa metodologia, è stato tutto sommato abbastanza facile, capire invece quanto e come quella meravigliosa utopia possa essere in realtà alla portata di tutti… questo è un po’ più difficile, ma ormai ho capito che gli alberi, ebbene sì, si muovono!

postato da: stefanobertolo alle ore 22:43 | Permalink | commenti
categoria:alberi di conoscenza